Centro di Servizio per il Volontariato Etneo - "Giustizia di comunità": il 13 aprile a Siracusa il convegno organizzato dal CSVE

"Giustizia di comunità": il 13 aprile a Siracusa il convegno organizzato dal CSVE


Prosegue l'attività di approfondimento dedicata alla “Giustizia di comunità” da parte del Centro di Servizio di Volontariato Etneo nell’ambito del progetto annuale di "Promozione in sinergia con le Istituzioni". In programma per il prossimo 13 aprile dalle 9.30 alle 13 presso la Corte d’Assise del Tribunale di Siracusa, il convegno organizzato dal CSVE a sostegno delle organizzazioni che operano nell’area penale non solo attraverso iniziative nelle carceri, ma anche tramite le collaborazioni con l’UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) e l’USSM (Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni). 

A intervenire nell’occasione, gli esperti introdotti e moderati dall’assistente sociale Marco Santoro: Alfredo Spitaleri e Giuliana Catalano, giudici per la Sezione Penale del Tribunale di Siracusa, Stefano Papa, Direttore UEPE di Siracusa, Marco Galati, avvocato del Foro di Catania, e Giuseppina Storaci, Presidente Sezione Penale Tribunale di Siracusa. L’evento, accreditato dall’Ordine degli Assistenti sociali della Sicilia con 3 crediti e in fase di accreditamento dall’Ordine degli Avvocati di Siracusa, consente di iscrivere non più di due volontari per ogni associazione interessata entro l’8 aprile, attraverso l’accesso alla piattaforma CLICCA QUI .

Il principio di giustizia riparativa oggetto del convegno, sancito nella Costituzione e posto a fondamento stesso del percorso di riabilitazione della persona che ha commesso un reato, non trova purtroppo spesso facile applicazione per chi è condannato a scontare una pena in carcere. Eppure, esistono modelli funzionanti che, soprattutto grazie alla virtuosa collaborazione tra istituzioni e volontariato organizzato, vedono la società civile concorrere alla realizzazione di percorsi di riabilitazione alternativi: consistono nell’individuare misure basate sul presupposto di dare a un condannato la possibilità di commutare la pena detentiva in ore di lavoro socialmente utile, che possono spaziare dal settore socio-sanitario e assistenziale alla tutela dell’ambiente, dal campo culturale alla protezione civile, fino alla cooperazione internazionale.

Ad oggi, nella graduatoria dei lavori svolti presso le associazioni di volontariato della Penisola, figurano al primo posto il supporto a disabili e anziani, seguito dai servizi di pulizie, manutenzione, giardinaggio e mensa. Non mancano esperienze di lavori di segreteria, aggiornamento di siti web e inserimento di dati su supporti informatici o laboratori creativi. Si tratta per la persona che ha commesso il reato di potere così svolgere attività di alto valore umano perché all’interno di organizzazioni che ogni giorno si occupano, nei rispettivi ambiti, di alimentare e sostenere tanto una cittadinanza attiva quanto un livello minimo di welfare territoriale. Da una parte, la persona mantiene l’impegno di saldare il debito con la giustizia a favore della collettività; dall’altra, l’approccio ravvicinato con il volontariato può favorire una relazione positiva che, in molti casi, porta gli ex detenuti a un coinvolgimento diretto nella vita associativa anche dopo aver scontato la pena.

 

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