CSVE - Centro di Servizio per il Volontariato Etneo - Misure alternative al carcere: rinnovata collaborazione tra UEPE Catania e CSVE

Misure alternative al carcere: rinnovata collaborazione tra UEPE Catania e CSVE


Sottoscritta formalmente nel corso della mattinata del 17 dicembre la convenzione con la quale l'UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) di Catania e il CSVE (Centro di Servizio per il Volontariato Etneo) rinnovano il loro impegno a collaborare nell’attività di informazione, sensibilizzazione e responsabilizzazione della collettività (associazioni di volontariato, terzo settore, istituzioni, organi forensi), attivando percorsi di inclusione sociale per detenuti in esecuzione penale esterna e organizzando specifiche attività di formazione nel merito. A porre le firme, la direttrice dell'UEPE di Catania, Rosalba Salierno, e il presidente del CSVE, Salvo Raffa (nella foto).

Alle attività tradizionali previste dalla legge, per cui il CSVE si pone quale tramite tra il Ministero della Giustizia, gli uffici UEPE e le associazioni deputate all'accoglienza di persone impegnate nella misura della messa alla prova o lavori di pubblica utilità, CSVE ed UEPE si prefiggono di realizzare un database di tutti gli enti del terzo settore che possano accogliere persone indicate in questo senso, nonché formare volontari per quanto concerne le attività previste. Sottoscritta anche la costituzione di uno sportello presso l'ufficio UEPE di Catania che garantisca le esigenze delle reti per le attività indicate.

Come già fruttuosamente operato in passato, il CSVE fornirà all’UEPE informazioni utili per individuare le associazioni di volontariato più adatte a svolgere questo servizio: i due enti rinnovano così il loro accordo anche per aggiornare l'elenco delle associazioni di volontariato disponibili. Si conferma pertanto la comune volontà di favorire la conoscenza e l’applicazione di misure alternative alla detenzione, sensibilizzando la comunità e sostenendo il reinserimento della persona. Le misure alternative alla pena detentiva sono in crescita ma questa prassi, raccomandata dall’autorità giudiziaria, resta di complessa applicazione concreta ogni qual volta non si attivano sui territori reti operativa in grado di agevolare l’inserimento sociale di persone raggiunte da provvedimenti dell’autorità giudiziaria, che possono svolgere percorsi di “messa alla prova” o “lavori socialmente utili” in luogo del carcere.
 
 
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