Il valore sociale dei beni confiscati: la nuova pagina di Storie di Volontariato
Ci sono luoghi che portano addosso i segni dell’illegalità, e altri che, con il tempo e l’impegno delle comunità, riescono a trasformare quei segni in opportunità. Il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie è uno dei processi più potenti in questa direzione: non solo restituisce alla collettività ciò che è stato sottratto, ma genera valore sociale, inclusione e sviluppo territoriale.
A trent’anni dall’approvazione della legge 109 del 1996, è utile fermarsi a riflettere sul percorso compiuto. Quella norma, nata anche grazie a una straordinaria mobilitazione popolare che raccolse oltre un milione di firme sull’onda delle stragi mafiose degli anni Novanta, ha segnato una svolta decisiva: trasformare patrimoni illeciti in risorse per la collettività. Oggi, però, accanto ai risultati raggiunti, emergono anche criticità significative: una parte consistente dei beni confiscati resta ancora inutilizzata, le imprese sottratte alle mafie incontrano forti difficoltà gestionali e il peso della burocrazia e della carenza di risorse continua a rallentare i processi. Nonostante ciò, in molti territori queste esperienze rappresentano ancora storie vive di riscatto e di impegno civile.
Non si tratta semplicemente di assegnare un bene, ma di attivare percorsi di responsabilità condivisa, in cui il Terzo Settore diventa protagonista di un cambiamento concreto. Un sistema ampio e articolato, fatto – solo nel nostro territorio – di centinaia di realtà: 739 associazioni, 282 cooperative sociali, 67 enti ecclesiastici, insieme a reti, fondazioni e soggetti pubblici impegnati nella co-progettazione dei servizi di welfare. A queste si affiancano scuole, gruppi scout, associazioni sportive e comunità locali: un ecosistema diffuso che rende possibile la rigenerazione dei beni confiscati.
Associazioni, cooperative e gruppi di volontariato, infatti, trasformano immobili e terreni confiscati in presidi di legalità, spazi educativi, servizi sociali, luoghi di lavoro e di comunità.
È proprio in questo solco che si inserisce anche l’impegno del CSVE, che ha recentemente attivato un servizio gratuito di consulenza rivolto agli Enti del Terzo Settore interessati a candidarsi per la concessione di beni confiscati alle mafie. Un supporto concreto per accompagnare le organizzazioni in un percorso complesso ma ricco di potenzialità, dalla progettazione alla presentazione della domanda.
In questo numero della rubrica “Storie di Volontariato” raccontiamo, dunque, due esperienze che, in modi diversi, testimoniano come il volontariato sappia generare impatto reale nei territori.
La prima è quella degli Orti del Mediterraneo, una fattoria sociale nata su terreni confiscati a Misterbianco. Qui, dove per anni regnavano abbandono e illegalità, oggi si coltivano prodotti biologici e, soprattutto, opportunità di vita e lavoro per persone con autismo. La seconda storia ci porta a conoscere l’impegno quotidiano della Misericordia di Santa Maria di Licodia, punto di riferimento per la comunità locale che incarna i valori di solidarietà e prossimità.
Due storie diverse, ma unite da un filo comune: la capacità del volontariato di prendersi cura dei territori e delle persone, trasformando bisogni in risposte e difficoltà in occasioni di crescita collettiva.


